Semaglutide rebound: cosa succede quando si smette?

Pubblicato il 19 febbraio 2026 alle ore 21:23

Ultimamente i farmaci a base di semaglutide o altri agonisti del GLP-1 spopolano come coadiuvante per la perdita di peso. Tuttavia, come ho già spiegato nel mio precedente post, questi farmaci non possono essere usati come “automedicazione”, perchè non correggono gli errori alimentari che hanno portato a prendere peso. Infatti la semaglutide non cambia i meccanismi che portano, per esempio, all’aumento dell’appetito per ragioni di stress (con eccessivo consumo di zuccheri) o alla riduzione del dispendio energetico (sedentarietà).

Se l’abitudine è fare colazione con 3 cornetti, la semaglutide, provocando inappetenza, spingerà a mangiarne solo uno e di conseguenza, durante il trattamento si tenderà a perdere peso. Sospendendo il trattamento, senza un’adeguata rieducazione alimentare, si tornerà progressivamente alle precedenti abitudini, perdendo tutti i progressi fatti: da qui il termine semaglutide rebound.

 

Diversi studi volti a verificare il “post-semaglutide”, hanno evidenziato che dopo l’interruzione del farmaco, i partecipanti hanno riguadagnato circa due terzi del peso perso in soli 2 anni, con progressiva diminuzione degli effetti metabolici positivi osservati, e riguadagnando peso più rapidamente rispetto a chi sospende una dieta tradizionale o un percorso con il supporto di psicoterapeuti.

Questo comportamento è dovuto al fatto che l’obesità è una patologia cronica che tende a recidivare e che non può dipendere esclusivamente dai trattamenti farmacologici, poiché è strettamente correlata allo stile di vita e al rapporto personale che si ha con il cibo, alle condizioni psicologiche di ognuno, all’ambiente in cui si vive e così via.

La semaglutide non è inutile, anzi, rende più semplice perdere peso soprattutto in situazioni difficili, ma va utilizzata solo quando necessaria, sotto controllo medico nutrizionale e dopo aver appurato insieme al paziente quali possono essere le cause primarie dell’eccesso di peso per cercare di correggerle.

 

Il rebound non è una sorta di condanna garantita, ma può essere tenuto sotto controllo:

  • sospendendo gradualmente il farmaco;
  • sfruttando i mesi di terapia per correggere le abitudini sbagliate;
  • associando attività fisica per ridurre la perdita di massa magra poiché meno massa magra → meno dispendio energetico → maggiore facilità a recuperare peso, (in particolare l’attività fisica ha un impatto modesto sulla perdita di peso iniziale, ma è determinante per il mantenimento e per innescare uno stile di vita migliore).

 

Quando si assume un farmaco come la semaglutide, il vero obiettivo non è avere la nausea per i cornetti per qualche mese, ma avere un sostegno fisiologico per cambiare un’abitudine che era sbagliata. Per fare un esempio, sostituendo il cornetto quotidiano con “solo” 2 fette di pane tostato con del burro d’arachidi e fettine di banana, o semplice marmellata, a parità di sazietà avremo fatto una colazione molto più bilanciata e meno calorica.

Cambiare abitudini, affrontare una rieducazione alimentare e/o un percorso cognitivo/comportamentale, sono operazioni che da soli è molto difficile portare a compimento. Qui entra in gioco il lavoro di diversi professionisti (dietologi, nutrizionisti, psicoterapeuti, psichiatri), che hanno lo scopo di guidare il paziente verso la sospensione del farmaco e il mantenimento a lungo termine degli obiettivi raggiunti, attraverso un percorso sostenibile, duraturo e sicuro per la salute.

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