Insulino-resistenza: perchè se ne parla tanto?

Pubblicato il 8 luglio 2026 alle ore 15:22

Negli ultimi anni l'insulino-resistenza è uscita dagli ambulatori di endocrinologia per entrare nei social, nei podcast e nelle conversazioni quotidiane. C'è chi la considera la causa di qualsiasi difficoltà a dimagrire, chi la collega alla stanchezza cronica, chi la ritiene responsabile della fame nervosa e chi propone integratori o diete "anti-insulina" come soluzione universale.

Ma quanto c'è di vero?

L'insulino-resistenza è un fenomeno biologico reale, ben descritto dalla ricerca scientifica da decenni. Nel mondo scientifico non se ne parla più di prima, si tratta infatti di un fenomeno conosciuto oggi come 15 anni fa, quindi non è un'invenzione recente. Quello che è cambiato non è la condizione in sé, semplicemente sui social è aumentata l'attenzione mediatica nei confronti del metabolismo e dei fenomeni fisiologici o patologici che gli ruotano attorno: molti ne discutono apertamente, spesso per interessi commerciali verso diete miracolose e integratori (questi ultimi in particolare smuovono una mole di interessi e denaro enorme perché non possono essere rimborsati dal SSN e difficilmente costano meno di 15-20 euro al mese). Oggi sappiamo che l'insulino-resistenza rappresenta uno dei principali meccanismi alla base del diabete di tipo 2, ma è anche associata all'obesità viscerale, alla sindrome metabolica, alla steatosi epatica e a un aumentato rischio cardiovascolare.

Tuttavia, è importante evitare un errore sempre più frequente: attribuire ogni sintomo o difficoltà metabolica all'insulino-resistenza. Non tutte le persone che faticano a perdere peso sono insulino-resistenti, così come non tutte le persone con insulino-resistenza presentano sintomi evidenti.

Quindi cos’è davvero l’insulino-resistenza?

Per capirlo dobbiamo prima comprendere, in modo semplice, cos’è l’insulina. L’insulina è un ormone, normalmente prodotto dal pancreas che stimola le cellule del nostro organismo a prelevare il glucosio dal sangue per utilizzarlo come fonte energetica. L’insulino-resistenza è la situazione che si verifica quando le cellule del nostro corpo cominciano a essere più “sorde” all’azione dell’insulina, un po’ come se il nostro pancreas dovesse urlare più forte per farsi sentire dalle cellule che sono diventate “dure d’orecchi”. Se le cellule non sentono le “urla del pancreas” non prelevano il glucosio dal sangue e quindi la glicemia comincia a salire. Mentre la glicemia sale tuttavia, le nostre cellule continuano ad avere bisogno di glucosio che però non arriva perchè l’insulina non riesce a fare il suo lavoro. Il risultato sarà che aumenterà la sensazione di fame (perché il corpo penserà che non c’è abbastanza glucosio in circolazione) e il cibo che mangeremo farà ulteriormente alzare la glicemia peggiorando la situazione

Perchè oggi è così presente?

Come dicevamo prima, spesso gli interessi commerciali deviano l'attenzione dalle cause reali. Qui entrano in gioco messaggi tipo “non dimagrisci? E’ colpa dell’insulino-resistenza! Prendi questo X integratore e vedrai che perderai peso!”. Questo modo di fare ha portato progressivamente a creare dei miti e delle convinzioni difficili da sradicare: “se non dimagrisco è colpa dell’insulina”, “ogni picco glicemico è pericoloso”, “i carboidrati sono veleno”, “con questo integratore sconfiggerai l'insulino-resistenza”.

Attenzione non è colpa dei carboidrati, perchè l’insulino-resistenza può comparire anche in soggetti obesi che fanno una dieta ipocalorica e iperproteica. La prima causa scatenante in effetti è l’eccesso di peso e qui bisogna chiarire un punto importante: l’insulino-resistenza non aiuta a dimagrire, ma il più delle volte NON è la causa dell’obesità. Al contrario è l’obesità, provocata da anni di alimentazione sbagliata a provocare l’insulino-resistenza che poi, a sua volta, può rendere più complicato perdere peso. Infatti oggi condizioni più frequenti che in passato, possono causare o peggiorare una insulino-resistenza: parliamo di obesità, sedentarietà marcata, diete ipercaloriche e ricche di zuccheri semplici, ma anche stress eccessivi e sonno insufficiente.

Quello che molti "grandi esperti" non dicono però, è che l’insulino-resistenza non sempre è patologica. In alcune situazioni rappresenta una normale risposta dell'organismo a particolari esigenze metaboliche. Infatti se un tessuto diventa temporaneamente meno sensibile alla sua azione, questo non significa che "non funzioni": può essere un modo per ridistribuire il glucosio verso organi che ne hanno maggiore necessità. Un esempio è la gravidanza: nel secondo e terzo trimestre la placenta produce ormoni che riducono progressivamente la sensibilità all'insulina della madre per mettere il glucosio a disposizione del feto. Anche la pubertà rappresenta una fase caratterizzata da una fisiologica riduzione della sensibilità insulinica: l'aumento dell'ormone della crescita e di altri ormoni coinvolti nello sviluppo induce una temporanea insulino-resistenza, che si risolve spontaneamente con il completamento della maturazione. Esiste poi una forma di insulino-resistenza osservata durante il digiuno prolungato o le diete chetogeniche.

Quindi l'insulino-resistenza non è una malattia in sé, ma un meccanismo di regolazione metabolica che, se si presenta in maniera isolata o in condizioni specifiche, non deve destare alcuna preoccupazione. Diventa patologica quando è cronica, non più giustificata da esigenze fisiologiche e associata all'accumulo di tessuto adiposo viscerale, all'infiammazione di basso grado e all'incapacità del pancreas di compensare producendo una quantità sufficiente di insulina. È questa forma persistente che aumenta il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, steatosi epatica e malattie cardiovascolari ed è quella che va corretta il prima possibile sistemando gli errori alimentari e/o l’attività fisica.

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